amore a prima vista (volpini italiani e altro)

4 mag 2016

Distruggere per Rinascere?


In epoca di Brexit sì o no, il quadro dell'inglese Thomas Cole, "La distruzione dell’Impero romano", ci fa riflettere sulla stupidità umana. Il sacco di Roma per opera dei Vandali fu la batosta conclusiva, tanto che pochi anni dopo, nel 476, sarà deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente; ironia della sorte il suo doppio nome Romolo Augusto, il primo re ed il primo imperatore della millenaria storia romana uniti per decretarne la fine. L’Europa era nata in Grecia ma la grandezza di Roma risultò nel munirsi di regole e leggi che di fatto integravano popolazioni eterogenee, cui lasciava libertà di culto e tradizioni. Sottinteso, le leggi di Roma non si contestavano, infatti quando i cristiani scandirono perentori che l’unico Dio era il loro e le popolazioni barbariche abituate ad arraffare sagomarono una breccia, venne giù tutta la costruzione. Ora la breccia è come quella di Porta Pia, si comincia sparando su un punto, all'inizio non ci si fa caso ma quando l’artiglieria diventa martellante, il varco creato permette il passaggio delle truppe ed è la fine. L’idea di una Europa “comunitaria” era o meglio è bellissima. Il problema è quello di sempre, tutti vogliono indicare la strada agli altri; c’è chi si sente migliore, chi più preparato, ci sono i furbi che pensano di riuscire a destreggiarsi in ogni circostanza. Tra questi però non ci sono solo gli “Italiani”, abbiamo scoperto che il vizietto dell’astuzia è internazionale. Il presidente francese De Gaulle s’immaginava un’Europa dall'Atlantico agli Urali quindi includendo la Russia; tutt'altro che stupido riteneva l’idea ambiziosa ma avverabile nel tempo, nondimeno aveva due preoccupazioni: i burocrati, o meglio gli eurocrati, che assumendo poteri sovranazionali finivano con l’indebolire gli Stati nazionali e lo stravolgimento culturale dell’Europa. De Gaulle ostacolò l’ingresso dell’Inghilterra, considerata un cavallo di Troia degli USA.  D'altra parte a favore degli Inglesi non deponeva l’oscillazione nella
richiesta di farvi parte, Churchill aveva sì perorato la causa ma dieci anni dopo il proposito si era molto affievolito, inoltre pretendevano d'entrare con riserva. La “Comunità” con loro è acefala perché gli Inglesi si sono tirati fuori dalla moneta unica tenendosi la sterlina e sul piatto della bilancia aggiungono sempre un peso in più considerandosi dei soci “super partes”, non obbligati a seguire le regole di un’unione meno “nazionale”. Hanno in vista i benefici economici però si tengono le mani libere per ogni evenienza. Torna in mente una frase del film “What a girl wants”: - Niente abbracci cara siamo inglesi, dimostriamo affetto solo a cani e cavalli.  Lasciando di lato la battuta, non si tratta solo della loro diversità culturale, non ci sono somiglianze neanche tra olandesi e italiani, belgi e greci. È il progetto originario, abbozzato dagli idealisti, che si è scontrato con la realtà costruita da uomini e donne eccitati da potere, denaro, prevaricazione.  Per questo dobbiamo temere il gruppetto di oligarchi che trama e congegna leggi a proprio vantaggio, infischiandosi del futuro dei nostri figli. Dobbiamo essere più inglesi e meno latini. La crisi degli ultimi anni, originata da errori finanziari non imputabili alla popolazione, la paghiamo con impoverimento e meno diritti, i responsabili sono come "L'uomo invisibile" dello scrittore Wells; l’invasione dei migranti è fumo per impedire di scorgere il cambiamento avvenuto nelle nostre società, con un notevole calo dello stato sociale. Non c’è nulla di umanitario, solo un abbassamento del livello di vita per gli europei, e dappertutto si trovano disgraziati disposti a lavorare per pochi spiccioli e con buona pace delle trenta cinque ore. Sembra passato un secolo! Come reagire per rinascere? Dobbiamo azzerare la classe governante, togliere i burocrati dai loro scranni, dimenticarci i nomi di questi signori che da anni cambiano ufficio rimanendo sempre con le mani in pasta. Ricordiamoci che le votazioni sono di quattro in quattro anni, abbiamo il tempo di mettere alla prova gente nuova, possiamo rieleggerli o rimetterli fuori gioco, soprattutto quando il nuovo arrivato comincia a tessere la sua ragnatela fatta di amici, parenti e benefattori.  Tutto dev'essere messo in rete, nulla deve più avvenire a porte chiuse, se il popolo è sovrano deve sapere come si svolgono le scelte inerenti il “pubblico”.  Partiamo dall'Italia e poi sogniamo l’Europa, in questo hanno ragione gli Inglesi. Che diamine, ora BASTA!